La visione condivisa di Davide Camurani (Kaplet) e Alberto Altini (Blixa)
Per molti anni progettare un edificio ha significato trovare il miglior equilibrio tra estetica, funzionalità e aspetti tecnici. Oggi, però, questa visione non è più sufficiente. Gli spazi in cui lavoriamo, collaboriamo, studiamo o accogliamo clienti stanno diventando ecosistemi digitali nei quali architettura, infrastrutture tecnologiche e dati devono dialogare fin dal primo schizzo progettuale.
È questo il tema affrontato da Davide Camurani e dall'architetto Alberto Altini di Blixa nel nuovo episodio del podcast Digital Spaces: una conversazione che mette al centro un concetto semplice ma rivoluzionario. Un edificio non dovrebbe essere progettato soltanto per rispondere alle esigenze di oggi, ma per adattarsi ai bisogni di domani.
Un edificio non è la soluzione di un problema tecnico
Secondo Alberto Altini, ogni progetto nasce certamente dalle richieste del cliente, ma trova il proprio valore soltanto quando viene guidato da una visione.
L'errore più frequente consiste nel considerare l'architettura come la semplice soluzione di un problema funzionale. Al contrario, un edificio rappresenta un sistema complesso nel quale persone, spazi, tecnologie e organizzazione devono convivere in maniera armonica.
Progettare significa quindi avviare un dialogo tra competenze differenti, capaci di costruire insieme un ambiente che possa evolvere nel tempo senza perdere valore.
Dalla progettazione sequenziale alla progettazione integrata
Per decenni il processo edilizio è stato affrontato come una successione di attività indipendenti: prima l'architetto, poi gli strutturisti, successivamente gli impiantisti e, solo alla fine, le tecnologie digitali.
Oggi questo approccio mostra tutti i suoi limiti.
Secondo Davide Camurani e Alberto Altini, la progettazione deve invece diventare un processo realmente interdisciplinare, nel quale architettura, infrastrutture IT, networking, building automation, sicurezza, audio-video e gestione dei dati collaborano fin dall'inizio.
Solo questa integrazione permette di realizzare veri Digital Spaces, ambienti capaci di crescere insieme alle organizzazioni che li utilizzano.
L'edificio come piattaforma intelligente
Uno dei concetti più interessanti emersi durante il confronto riguarda una nuova interpretazione dell'architettura: l'edificio come un'interfaccia tridimensionale.
Non si tratta più semplicemente di costruire uno spazio fisico, ma di progettare un ambiente capace di osservare il proprio funzionamento, raccogliere informazioni e restituire dati utili per migliorarne continuamente prestazioni ed esperienza.
Le infrastrutture digitali diventano quindi l'elemento che permette allo spazio di "conoscere se stesso": comprendere come vengono utilizzati gli ambienti, come si muovono le persone, quali sono i consumi energetici, il comfort ambientale e le modalità di utilizzo degli spazi.
È proprio questa capacità di trasformare i dati in conoscenza che rende un edificio realmente evolutivo.
Il valore della storia: progettare per durare
Per spiegare questo concetto Alberto Altini richiama uno degli esempi più affascinanti dell'architettura italiana.
Le Terme di Diocleziano, costruite nell'antica Roma per la cura del corpo, vennero trasformate secoli dopo da Michelangelo nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, mantenendo intatta la qualità dello spazio originario.
Il motivo è semplice: un edificio progettato con una visione profonda continua a funzionare anche quando cambia completamente destinazione d'uso.
È questa la vera sostenibilità dell'architettura: non soltanto l'efficienza energetica, ma la capacità di rimanere attuale attraverso il tempo.
Dallo Smart Building all'Intelligent Building
Durante il dialogo emerge anche un cambiamento importante nel mondo degli edifici intelligenti.
La domotica tradizionale ha permesso di automatizzare gli impianti attraverso regole predefinite: accendere le luci, regolare la climatizzazione, controllare gli accessi.
L'evoluzione oggi prende il nome di Intelligent Building.
Grazie all'intelligenza artificiale e alla disponibilità di dati continui, l'edificio non si limita più a eseguire istruzioni, ma impara dai comportamenti delle persone e adatta automaticamente il proprio funzionamento.
Non sarà più l'utente ad adattarsi agli impianti, ma saranno gli impianti ad adattarsi alle persone.
È un cambio di paradigma che mette finalmente al centro l'esperienza umana.
La migliore tecnologia è quella invisibile
Altini introduce un principio che accomuna architettura e innovazione tecnologica: la tecnologia migliore è quella che non si vede.
Sensori, reti, sistemi di controllo e piattaforme software non dovrebbero mai diventare protagonisti dello spazio. Devono essere presenti, affidabili e intelligenti, ma integrati nell'architettura fino quasi a scomparire.
L'utente non deve percepire la tecnologia, ma il benessere che essa è in grado di generare.
È proprio questa integrazione tra design e innovazione che rappresenta uno degli elementi distintivi dei Digital Spaces.
I dati rendono gli edifici realmente governabili
Per Kaplet la raccolta dei dati non rappresenta un obiettivo in sé, ma uno strumento per migliorare continuamente il funzionamento degli spazi.
Monitoraggio degli impianti, manutenzione predittiva, analisi dell'occupazione, comfort ambientale, sicurezza fisica e continuità operativa diventano parte di un unico ecosistema digitale.
Come sottolinea Davide Camurani, la qualità della decisione dipende sempre dalla qualità delle informazioni disponibili.
Per questo motivo progettazione architettonica, infrastrutture digitali e gestione operativa devono essere pensate come un unico sistema.
I Digital Spaces nascono dalla collaborazione
Il messaggio conclusivo dell'incontro è chiaro.
L'innovazione non nasce dalla semplice introduzione di nuove tecnologie, ma dalla capacità di far dialogare competenze differenti fin dall'inizio del progetto.
Architetti, progettisti, system integrator, esperti di networking, building automation e cybersecurity non rappresentano più fasi successive di un processo, ma componenti di un'unica visione.
È proprio questa collaborazione a rendere possibile la realizzazione di spazi realmente intelligenti, capaci di migliorare il benessere delle persone, aumentare l'efficienza delle organizzazioni e continuare a creare valore nel tempo.
Per Kaplet, questo è il significato più autentico di Digital Spaces: progettare ambienti nei quali design, tecnologia e dati lavorano insieme per mettere sempre le persone al centro.

